Dal gioco “Nomi Città Cose Animali” alla struttura dell’informazione

Chi ha frequentato le scuole italiane conosce bene quel foglio a colonne che girava tra i banchi nelle ore libere: Nomi, Città, Cose, Animali. Si estraeva una lettera a caso — poniamo la B — e ognuno doveva riempire in fretta le caselle: Bruno, Bari, Bicicletta, Balena. Chi finiva per primo gridava “stop” e si contavano i punti.

Il gioco: banale, ma nasconde qualcosa di importante
Quel foglio a colonne non è solo un passatempo: è una struttura cognitiva. Ogni colonna ha un nome, ogni nome definisce una categoria, ogni categoria orienta il pensiero. Nessuno scrive “Bari” nella colonna “Animale” — non perché sia vietato, ma perché la struttura lo rende ovvio. Il foglio guida la mente senza imporle nulla.
Prova a immaginare lo stesso gioco senza colonne: un foglio bianco con scritto solo “lettera B”. Cosa dovresti scrivere? Tutto e niente. La libertà assoluta, paradossalmente, blocca invece di liberare. La struttura non vincola: aiuta a pensare.
Ora spostiamoci in ufficio
Ogni giorno produciamo documenti: report, note, analisi, verbali. Nella maggior parte dei casi questi documenti arrivano ai colleghi, ai superiori, ai clienti, senza colonne — senza quella griglia invisibile che nel gioco era ovvia. Chi ha scritto questo testo? Quando? Su quale territorio? Con quali dati? Quali fonti sono state usate?
Queste informazioni a volte ci sono, a volte no. Spesso sono sepolte nel corpo del documento, a volte mancano del tutto. Il risultato è che chi riceve il documento deve ricostruire ciò che avrebbe dovuto già essere esplicito. Perde tempo. Può sbagliare. Può fraintendere. Il foglio di gioco risolverebbe il problema in un secondo: basterebbe una riga di intestazione.
Esiste un linguaggio informatico che funziona esattamente come quel foglio.
Si chiama YAML — acronimo di YAML Ain’t Markup Language — ed è progettato per rendere esplicite le informazioni che nei documenti normali restano implicite o sparse.

Non è necessario essere tecnici per capirlo. Basta pensare a un foglio di gioco molto più flessibile: invece di “Nome, Città, Cosa, Animale”, puoi avere “Titolo, Autore, Data, Fonte, Territorio”. Ogni voce ha la sua casella. Ogni casella ha il suo significato. Nessuno scrive il nome dell’autore nel campo della data — perché la struttura lo rende ovvio.
Nei capitoli che seguono vedremo come questo principio — rendere esplicita la struttura dell’informazione — possa ridurre errori, confusione, e quelle forme di sciatteria documentale che in italiano chiamiamo, con una parola molto precisa, romanella.
Vedi anche
- Orchestra: lo strumento per fare cose diverseIl tempo dell’analista è distribuito tra recupero tecnico dei dati (alta frequenza, basso valore) e interpretazione (bassa frequenza, alto valore).
- La romanella: quando il lavoro perde strutturaC’è una parola italiana che non ha equivalenti precisi in altre lingue: romanella.
- YAML: una piccola struttura che cambia il modo di lavorareFino a qui abbiamo parlato di problemi: la romanella, le tre forme di colpa, le informazioni che mancano o si perdono.