Export italiano e rischio geopolitico — triangolazione PuntoSVIMEZ, Filiere strategiche e dati ICE-Istat

Mezzogiorno, Centro-Nord e vulnerabilità a shock energetici e commerciali

Commercio estero
Mezzogiorno
Rischio geopolitico
Il PuntoSVIMEZ di luglio 2026 fotografa un export italiano in crescita del 3,3% nel 2025 (643 miliardi di euro), ma con una dinamica fortemente asimmetrica: il Mezzogiorno arretra (-1,2% al lordo degli energetici) mentre il Centro-Nord cresce (+4,5% al netto degli energetici).
Autore/Autrice

Paolo Volterra

Data di Pubblicazione

21 luglio 2026

Sommario

Il PuntoSVIMEZ di luglio 2026 fotografa un export italiano in crescita del 3,3% nel 2025 (643 miliardi di euro), ma con una dinamica fortemente asimmetrica: il Mezzogiorno arretra (-1,2% al lordo degli energetici) mentre il Centro-Nord cresce (+4,5% al netto degli energetici). La crescita è concentrata nella farmaceutica, che da sola contribuisce per il 75% all’incremento. Questo documento triangola i dati SVIMEZ con le fonti ufficiali ISTAT (Coeweb e comunicati stampa) ed Eurostat (COMEXT, prezzi energia) per validare la base informativa, arricchire la composizione settoriale e quantificare l’esposizione a shock geopolitici: interruzione dello Stretto di Hormuz e dazi USA/UE. L’analisi conferma la piena coerenza tra fonti (scarto massimo 0,02%) e quantifica in circa lo 0,9% dell’export nazionale l’impatto stimato di uno shock Hormuz, concentrato sulle regioni meridionali.

Parole chiave

export, Mezzogiorno, Centro-Nord, Svimez, ISTAT, Eurostat, Hormuz, dazi, farmaceutica, energia

1 Il quadro macro: export Italia 2025

Nel 2025 l’export italiano di beni ha raggiunto 643 miliardi di euro, con una crescita del 3,3% rispetto al 2024 [1], [2]. Il dato SVIMEZ e il dato ISTAT-Eurostat coincidono al decimale: il totale Eurostat COMEXT (SITC TOTAL, WORLD) è 643.153 milioni, il comunicato stampa ISTAT sulle esportazioni regionali riporta 643.153 milioni, SVIMEZ arrotonda a 643.000 [3], [4].

La crescita è tuttavia trainata quasi interamente da un solo settore: la farmaceutica. SVIMEZ stima che il 75% dell’incremento 2024–2025 sia attribuibile ai prodotti farmaceutici. L’analisi sui dati Eurostat SITC 1-digit lo conferma: la sezione SITC5 (Chimica, che include la farmaceutica) cresce di 15 miliardi di euro, mentre la crescita stimata della sola farmaceutica è di circa 15,4 miliardi — il 103% della crescita SITC5, a indicare che il resto della chimica (non farmaceutica) è in lieve contrazione.

Al netto della farmaceutica — l’aggiustamento che SVIMEZ applica sistematicamente nelle sue analisi — l’export italiano sarebbe sostanzialmente piatto. Questa concentrazione ha implicazioni regionali importanti: la farmaceutica è geograficamente concentrata in Lazio (41% del totale nazionale), Toscana e Lombardia, tutte regioni del Centro-Nord.

2 Fonti e validazione incrociata

La base informativa di questo documento poggia su tre fonti primarie, verificate per coerenza reciproca:

  1. ISTAT Coeweb: esportazioni e importazioni regionali annuali per sezione ATECO e paese partner. Il dettaglio regionale copre 19 regioni su 21 (le province autonome di Trento e Bolzano non sono comprese) e si ferma alle sezioni ATECO (A-S), senza il dettaglio delle divisioni [2].

  2. ISTAT — Comunicato stampa «Esportazioni delle Regioni italiane»: integra i dati Coeweb con le province mancanti. Il comunicato del Q4 2025 riporta 12.837 milioni per il Trentino-Alto Adige (Bolzano 7.749M, +0,8%; Trento 5.088M, -3,3%) e 11.137 milioni per le «Province diverse e non specificate» (export non territorializzato) [3].

  3. Eurostat COMEXT: esportazioni nazionali per sezione SITC (primo livello della classificazione) e paese partner. La granularità disponibile non consente di separare la farmaceutica (SITC 54) dal resto della chimica (SITC 5), né la siderurgia (SITC 67) dagli altri manufatti (SITC 6) [4].

La coerenza tra le fonti è pressoché perfetta. I totali nazionali ISTAT e Eurostat coincidono (643.153 milioni). I valori per singola regione coincidono tra Coeweb e comunicato stampa (differenza zero sulle 16 regioni confrontabili). L’unica discrepanza è la Basilicata: il dettaglio regionale Coeweb riporta 894 milioni (la sola provincia di Potenza) mentre il comunicato stampa riporta 1.313 milioni, perché include anche la provincia di Matera.

3 Mezzogiorno e Centro-Nord: il divario territoriale

La Tabella 1 del PuntoSVIMEZ riporta per il 2025: Mezzogiorno -1,2% (al lordo degli energetici) e Centro-Nord +4,5% (al netto degli energetici). La ricostruzione con i dati ISTAT completi (Tabella Tabella 1) conferma questi valori con uno scarto inferiore a 0,05 punti percentuali.

  2024 (mln EUR) 2025 (mln EUR) Var % ISTAT Var % Svimez Nota
Macroarea          
Mezzogiorno 64,849 64,075 -1 -1 lordo
Centro-Nord 543,304 567,942 5 4 netto energetici
Province diverse 14,454 11,137 non territorializzato
ITALIA 622,607 643,153 3 3

Tabella 1: Export per macroarea 2025 vs 2024 — confronto ISTAT e SVIMEZ

La differenza tra la variazione lorda ISTAT del Centro-Nord (+4,53%) e il dato netto SVIMEZ (+4,5%) è coerente con l’esclusione dei prodotti energetici (coke e petroliferi) operata da SVIMEZ: questi settori hanno registrato una contrazione dei prezzi che ha frenato la dinamica lorda; al netto, la crescita sale leggermente.

Il dato di macroarea nasconde però una forte eterogeneità interna, visibile nella Figura 1: dentro il Mezzogiorno convivono le crescite di Calabria (+10,8%), Abruzzo (+6,9%), Campania (+3,6%) e Puglia (+2,6%) e le contrazioni a due cifre di Basilicata (-17,8%), Sardegna (-11,4%) e Sicilia (-10,8%). Per Sicilia e Sardegna pesa l’elevata incidenza dei prodotti petroliferi sull’export regionale, che trasmette il calo dei prezzi energetici del 2025 direttamente ai valori esportati.

Figura 1: Esportazioni per regione: variazione percentuale 2025 su 2024. In arancione le regioni del Mezzogiorno, in blu quelle del Centro-Nord.

Il dettaglio delle otto regioni meridionali (Tabella 2) mostra che il calo aggregato del Mezzogiorno dipende quasi interamente da tre regioni — Sicilia, Sardegna e Basilicata — mentre quattro regioni crescono e il Molise registra una flessione contenuta (-3,9%).

  2024 (mln EUR) 2025 (mln EUR) Var % Quota % Italia
Regione        
Campania 21,948 22,733 +3.6 3.5
Sicilia 13,473 12,012 -10.8 1.9
Abruzzo 9,313 9,956 +6.9 1.5
Puglia 9,643 9,894 +2.6 1.5
Sardegna 6,656 5,898 -11.4 0.9
Basilicata 1,598 1,313 -17.8 0.2
Molise 1,288 1,237 -3.9 0.2
Calabria 931 1,031 +10.8 0.2

Tabella 2: Export delle regioni del Mezzogiorno — 2024 e 2025 (mln EUR)

Il Mezzogiorno pesa per il 10,0% sull’export nazionale (64.075 milioni su 643.153). La quota sale al 31,3% per i prodotti agricoli (SITC0_1) e al 40,2% per i prodotti estrattivi (SITC3), ma scende al 9,9% per la manifattura (ATECO C). La specializzazione meridionale resta sbilanciata su settori a minore valore aggiunto e maggiore volatilità.

4 Composizione settoriale: oltre la farmaceutica

La disaggregazione SITC 1-digit dell’export italiano (Tabella Tabella 3) mostra la composizione per macro-settore. Il limite della granularità 1-digit impedisce di separare i comparti interni (farmaceutica dalla chimica, siderurgia dagli altri manufatti, meccanica dai mezzi di trasporto), ma la struttura complessiva è informativa.

  Export 2025 (mln EUR) Quota %
Settore    
Food, bevande, tabacco (0+1) 66,315 10.3
Materie prime + oli (2+4) 11,749 1.8
Combustibili minerali (3) 19,450 3.0
Chimica — incl. farmaceutica (5) 116,066 18.0
Manufatti vari (6+8) 202,694 31.5
Macchinari e mezzi trasporto (7) 207,989 32.3
Non classificati (9) 18,890 2.9
TOTALE 643,153 100.0

Tabella 3: Export Italia per SITC 1-digit — 2025 (WORLD, mln EUR)

La Figura 2 scompone la crescita dell’export 2024–2025 per macro-settore. La sezione chimica (che include la farmaceutica) contribuisce per 15,0 miliardi, pari a circa tre quarti della crescita netta complessiva (20,5 miliardi) — un quadro coerente con la stima SVIMEZ del 75% di contributo farmaceutico. Colpisce anche il contributo della voce residuale dei prodotti non classificati (+6,7 miliardi), che comprende tra l’altro l’oro non monetario, mentre i combustibili minerali e i manufatti tradizionali sottraggono valore, i primi per effetto del calo dei prezzi energetici.

Figura 2: Variazione dell’export italiano 2025 su 2024 per macro-settore SITC (mln EUR). La chimica, che include la farmaceutica, domina la crescita.

L’allocazione regionale approssimata — basata sui pesi ATECO delle due macroaree — indica che il Mezzogiorno ha un vantaggio comparato nell’agroalimentare (31,3% del totale nazionale) e nell’estrazione (40,2%), mentre è sotto-rappresentato in tutti i comparti manifatturieri, con una quota fissa al 9,9% (pari al peso ATECO C del Mezzogiorno sul totale nazionale). Questa è però un’approssimazione: in assenza di dati SITC 2-digit a livello regionale, non è possibile misurare la specializzazione relativa nei singoli sottosettori manifatturieri.

5 La struttura produttiva delle regioni meridionali

Le sezioni precedenti guardano al Mezzogiorno dal lato del commercio estero. Per completare il quadro conviene guardare anche a che cosa le regioni meridionali producono, indipendentemente dal fatto che il prodotto venga esportato o assorbito dal mercato interno. La fonte sono le statistiche strutturali sulle imprese, che riportano fatturato e valore aggiunto per regione e divisione di attività economica; l’ultimo anno disponibile con dettaglio regionale è il 2023, quindi il confronto con i dati di export del 2025 va letto tenendo conto dello scarto temporale [5].

Il perimetro considerato è l’industria in senso stretto: le divisioni manifatturiere (codici 10–33), l’estrazione di minerali (B), la fornitura di energia (D) e il ciclo idrico e dei rifiuti (E). Restano fuori l’agricoltura, che queste statistiche non coprono, le costruzioni e il commercio. In alcune celle il dato non è disponibile perché la fonte lo oscura per motivi di riservatezza quando gli operatori sono pochi: è il caso della farmaceutica in Campania e della raffinazione in Basilicata. L’assenza non indica assenza di produzione — la farmaceutica campana è anzi il primo settore di export della regione — ma va tenuta presente nella lettura delle tabelle.

5.1 I primi dieci settori di ciascuna regione

Le otto tabelle che seguono riportano, per ciascuna regione, i primi dieci settori industriali per fatturato nel 2023, con la quota sul totale industriale regionale e il valore aggiunto.

  Settore Fatturato (mln EUR) Quota % VA (mln EUR)
Cod.        
29 Autoveicoli e rimorchi 5,712 20.3 990
10 Industrie alimentari 2,700 9.6 579
25 Prodotti in metallo 2,442 8.7 812
D Energia elettrica e gas 2,132 7.6 512
17 Carta 1,522 5.4 346
22 Gomma e materie plastiche 1,421 5.0 403
21 Farmaceutica 1,252 4.4 393
23 Altri prod. minerali non metalliferi 1,125 4.0 361
E Acqua e rifiuti 979 3.5 399
28 Macchinari n.c.a. 932 3.3 304

Tabella 4: Abruzzo — primi 10 settori industriali per fatturato, 2023

  Settore Fatturato (mln EUR) Quota % VA (mln EUR)
Cod.        
29 Autoveicoli e rimorchi 2,278 43.2 328
10 Industrie alimentari 782 14.8 152
D Energia elettrica e gas 659 12.5 155
20 Prodotti chimici 231 4.4 103
23 Altri prod. minerali non metalliferi 219 4.1 77
25 Prodotti in metallo 175 3.3 66
21 Farmaceutica 165 3.1 47
E Acqua e rifiuti 157 3.0 57
28 Macchinari n.c.a. 87 1.7 24
22 Gomma e materie plastiche 83 1.6 20

Tabella 5: Molise — primi 10 settori industriali per fatturato, 2023

  Settore Fatturato (mln EUR) Quota % VA (mln EUR)
Cod.        
10 Industrie alimentari 12,338 21.4 2,499
D Energia elettrica e gas 6,787 11.8 1,611
29 Autoveicoli e rimorchi 5,897 10.2 963
25 Prodotti in metallo 5,005 8.7 1,567
E Acqua e rifiuti 3,893 6.8 1,437
30 Altri mezzi di trasporto 2,808 4.9 1,065
22 Gomma e materie plastiche 2,303 4.0 548
33 Riparazione e manutenzione macchine 1,999 3.5 732
15 Articoli in pelle 1,899 3.3 534
17 Carta 1,720 3.0 457

Tabella 6: Campania — primi 10 settori industriali per fatturato, 2023 (farmaceutica non disponibile per riservatezza)

  Settore Fatturato (mln EUR) Quota % VA (mln EUR)
Cod.        
D Energia elettrica e gas 9,054 19.6 1,868
10 Industrie alimentari 8,587 18.6 1,389
19 Coke e raffinazione petrolio 3,897 8.4 124
25 Prodotti in metallo 2,769 6.0 1,062
29 Autoveicoli e rimorchi 2,449 5.3 627
E Acqua e rifiuti 2,436 5.3 1,150
28 Macchinari n.c.a. 2,043 4.4 613
33 Riparazione e manutenzione macchine 1,690 3.7 504
23 Altri prod. minerali non metalliferi 1,330 2.9 428
30 Altri mezzi di trasporto 1,305 2.8 533

Tabella 7: Puglia — primi 10 settori industriali per fatturato, 2023

  Settore Fatturato (mln EUR) Quota % VA (mln EUR)
Cod.        
29 Autoveicoli e rimorchi 4,196 40.5 708
D Energia elettrica e gas 1,314 12.7 389
10 Industrie alimentari 1,187 11.5 317
25 Prodotti in metallo 516 5.0 175
24 Metallurgia 477 4.6 72
E Acqua e rifiuti 477 4.6 166
23 Altri prod. minerali non metalliferi 389 3.8 140
B Estrazione minerali 307 3.0 144
31 Mobili 276 2.7 65
28 Macchinari n.c.a. 249 2.4 69

Tabella 8: Basilicata — primi 10 settori industriali per fatturato, 2023 (raffinazione non disponibile per riservatezza)

  Settore Fatturato (mln EUR) Quota % VA (mln EUR)
Cod.        
D Energia elettrica e gas 4,800 44.9 993
10 Industrie alimentari 1,365 12.8 324
E Acqua e rifiuti 836 7.8 354
25 Prodotti in metallo 656 6.1 226
28 Macchinari n.c.a. 486 4.5 51
19 Coke e raffinazione petrolio 388 3.6 29
23 Altri prod. minerali non metalliferi 387 3.6 124
33 Riparazione e manutenzione macchine 246 2.3 79
20 Prodotti chimici 224 2.1 65
22 Gomma e materie plastiche 209 2.0 56

Tabella 9: Calabria — primi 10 settori industriali per fatturato, 2023

  Settore Fatturato (mln EUR) Quota % VA (mln EUR)
Cod.        
19 Coke e raffinazione petrolio 16,473 37.7 541
D Energia elettrica e gas 7,535 17.2 1,817
10 Industrie alimentari 4,518 10.3 973
E Acqua e rifiuti 2,719 6.2 1,072
25 Prodotti in metallo 1,608 3.7 579
20 Prodotti chimici 1,547 3.5 240
26 Computer, elettronica e ottica 1,440 3.3 686
23 Altri prod. minerali non metalliferi 1,226 2.8 376
33 Riparazione e manutenzione macchine 1,012 2.3 455
11 Bevande 871 2.0 170

Tabella 10: Sicilia — primi 10 settori industriali per fatturato, 2023

  Settore Fatturato (mln EUR) Quota % VA (mln EUR)
Cod.        
19 Coke e raffinazione petrolio 6,241 37.1 575
D Energia elettrica e gas 2,550 15.2 735
10 Industrie alimentari 2,165 12.9 393
E Acqua e rifiuti 1,001 6.0 413
20 Prodotti chimici 811 4.8 34
11 Bevande 757 4.5 94
25 Prodotti in metallo 696 4.1 258
24 Metallurgia 640 3.8 73
23 Altri prod. minerali non metalliferi 433 2.6 141
33 Riparazione e manutenzione macchine 387 2.3 168

Tabella 11: Sardegna — primi 10 settori industriali per fatturato, 2023

Alcuni tratti emergono con chiarezza. L’industria automobilistica (divisione 29) è concentrata lungo l’asse adriatico-appenninico: è il primo settore in Abruzzo (5,7 miliardi, il 20% del fatturato industriale regionale), in Molise (2,3 miliardi, oltre il 40%) e in Basilicata (4,2 miliardi), ed è al terzo posto in Campania; in Calabria e nelle isole è praticamente assente. Nelle due isole la struttura industriale ruota attorno alla raffinazione del petrolio, che vale 16,5 miliardi in Sicilia e 6,2 in Sardegna. L’industria alimentare e la fornitura di energia sono invece presenti con pesi rilevanti in tutte le otto regioni, e costituiscono la base comune del tessuto industriale meridionale.

Un caso particolare è la metallurgia pugliese, che comprende lo stabilimento siderurgico di Taranto: nel 2023 il settore ha fatturato 976 milioni ma ha registrato un valore aggiunto negativo di 30 milioni — i costi degli input hanno superato il valore della produzione. È il riscontro contabile della crisi dell’ex Ilva discussa nella sezione sulle filiere strategiche.

5.2 La matrice prodotti per regioni

La Tabella 12 riunisce in un unico quadro i settori che compaiono in almeno un top 10 regionale, con le regioni ordinate secondo la sequenza dei codici territoriali europei (da Abruzzo a Sardegna) e i totali di riga e di colonna. I totali sono calcolati sui soli valori disponibili, quindi Campania e Basilicata risultano leggermente sottostimate.

  Abr Mol Cam Pug Bas Cal Sic Sar Tot
D Energia elettrica e gas 2,132 659 6,787 9,054 1,314 4,800 7,535 2,550 34,831
10 Industrie alimentari 2,700 782 12,338 8,587 1,187 1,365 4,518 2,165 33,644
19 Coke e raffinazione petrolio 356 7 1,660 3,897 n.d. 388 16,473 6,241 29,021
29 Autoveicoli e rimorchi 5,712 2,278 5,897 2,449 4,196 13 114 8 20,667
25 Prodotti in metallo 2,442 175 5,005 2,769 516 656 1,608 696 13,866
E Acqua e rifiuti 979 157 3,893 2,436 477 836 2,719 1,001 12,498
23 Altri prod. minerali non metalliferi 1,125 219 1,426 1,330 389 387 1,226 433 6,534
22 Gomma e materie plastiche 1,421 83 2,303 1,085 164 209 771 149 6,185
33 Riparazione e manutenzione macchine 334 43 1,999 1,690 140 246 1,012 387 5,851
28 Macchinari n.c.a. 932 87 1,522 2,043 249 486 414 91 5,825
30 Altri mezzi di trasporto 925 15 2,808 1,305 3 65 565 121 5,808
20 Prodotti chimici 907 231 829 1,121 48 224 1,547 811 5,718
24 Metallurgia 657 52 1,550 976 477 85 600 640 5,038
11 Bevande 663 43 826 1,293 152 185 871 757 4,789
17 Carta 1,522 36 1,720 482 55 27 206 73 4,122
15 Articoli in pelle 353 2 1,899 906 3 10 17 8 3,198
26 Computer, elettronica e ottica 635 28 403 158 18 22 1,440 37 2,741
31 Mobili 464 53 303 1,173 276 37 167 19 2,494
21 Farmaceutica 1,252 165 n.d. 549 n.d. 6 282 3 2,258
B Estrazione minerali 292 31 110 182 307 52 436 182 1,593
Totale 25,806 5,146 53,278 43,486 9,971 10,100 42,522 16,373 206,681

Tabella 12: Fatturato industriale per settore e regione, 2023 (mln EUR). Settori presenti in almeno un top 10 regionale; n.d. = dato oscurato per riservatezza.

Le prime quattro voci aggregate — energia (34,8 miliardi), alimentare (33,6), raffinazione (29,0) e autoveicoli (20,7) — coprono più della metà del fatturato industriale complessivo delle otto regioni, pari a circa 207 miliardi. La lettura per colonna conferma le gerarchie dimensionali: la Campania ha la base industriale più ampia, seguita da Puglia e Sicilia; il Molise la più piccola. Colpiscono infine due presenze localizzate: la carta in Abruzzo (1,5 miliardi, un ordine di grandezza sopra le regioni vicine) e l’elettronica in Sicilia (1,4 miliardi, legata al polo catanese dei semiconduttori), che non hanno equivalenti nelle altre regioni meridionali.

6 Rischio Hormuz: quantificazione del canale energetico

Lo Stretto di Hormuz è il punto di transito per circa il 20% del commercio mondiale di petrolio e il 30% del gas naturale liquefatto. Un’interruzione — per conflitto, sanzioni o incidente — si trasmetterebbe all’economia italiana attraverso due canali: l’aumento del prezzo dell’energia (gas ed elettricità per l’industria) e la riduzione dei flussi di importazione dai paesi del Golfo.

6.1 Lo shock 2022 come benchmark

La crisi energetica del 2022 fornisce un benchmark per calibrare gli effetti di uno shock Hormuz. I prezzi Eurostat per i grandi consumatori industriali italiani (Tabella Tabella 13) mostrano l’entità della trasmissione [6].

  2021 (media) 2022-S2 (picco) Moltiplicatore 2024 (media) vs 2021
         
Gas (≥4M GJ/anno) 9.70 45.36 4.68 12.90 1.33
Elettricità (≥150 GWh/anno) 0.13 0.36 2.80 0.13 1.05

Tabella 13: Prezzi energia per grande industria italiana — shock 2022

Figura 3: Prezzi dell’energia per i grandi consumatori industriali italiani, serie semestrali. L’area evidenziata segna la crisi energetica 2022. Scale e unità diverse nei due pannelli.

Il gas per i grandi consumatori industriali è passato da 9,7 EUR/GJ (media 2021) a 45,4 EUR/GJ nel secondo semestre 2022 — un fattore 4,7. L’elettricità è aumentata di un fattore 2,8 (da 0,127 a 0,356 EUR/KWh). Nel 2024 i prezzi si sono stabilizzati, ma il gas resta al 133% del livello pre-crisi (12,9 EUR/GJ), mentre l’elettricità è tornata sostanzialmente al livello del 2021.

6.2 Dipendenza dal Golfo

L’Italia ha importato dai paesi del Golfo 10,5 miliardi di euro nel 2025, in calo del 34% rispetto ai 16,0 miliardi del 2023 [2]. Il calo — dovuto sia alla discesa dei prezzi energetici sia alla diversificazione dei fornitori — è più marcato per il Mezzogiorno (-48%) che per il Centro-Nord (-27%), come mostra la Figura 4. In direzione opposta, l’export italiano verso il Golfo è cresciuto nello stesso periodo da 18,3 a 21,4 miliardi.

Figura 4: Importazioni dai paesi del Golfo per macroarea, 2023-2025 (mln EUR)

L’import energetico dal Golfo (sezione ATECO B, Estrazione) rappresenta l’11,0% dell’import totale di materie prime energetiche per il Mezzogiorno e il 18,1% per il Centro-Nord. Di questo flusso, tra il 72% (Mezzogiorno) e il 98% (Centro-Nord) transita effettivamente per lo Stretto di Hormuz — l’Arabia Saudita ha un’alternativa parziale via pipeline, Oman e Bahrain sono fuori dallo Stretto.

6.3 Scenario Hormuz

Ipotizzando un’interruzione che porti il prezzo del gas a 2,5 volte il livello 2025 e l’elettricità a 1,8 volte — uno shock paragonabile come moltiplicatore a quello del 2022, ma applicato a un livello di partenza dei prezzi più basso — e assumendo un pass-through del 7% del costo energetico sui prezzi all’export e una quota dell’8% del costo energetico sui costi totali della manifattura, l’impatto stimato sull’export è di circa lo 0,9% del totale nazionale (564 milioni per il Mezzogiorno, 4.616 milioni per il Centro-Nord).

L’impatto relativo è leggermente superiore per il Mezzogiorno (0,89% dell’export della macroarea) rispetto al Centro-Nord (0,83%), a causa della maggiore incidenza dei settori energetici (ATECO B+D) sull’export meridionale (0,5% contro 0,1%). L’impatto assoluto è invece molto maggiore sul Centro-Nord, che ha un’economia di esportazione circa 5 volte più grande.

Le regioni più esposte a uno shock energetico sono Basilicata (6,5% dell’export regionale in settori B+D, per effetto del polo petrolifero della Val d’Agri), Puglia (1,5%, raffineria di Taranto e siti industriali energivori) e Sardegna (1,4%, raffineria di Sarroch e petrolchimico di Porto Torres).

7 Filiere strategiche: il lato produttivo

La newsletter gemella del PuntoSVIMEZ, «Filiere strategiche — Luglio 2026», sposta l’attenzione dal lato commerciale a quello produttivo [7]. I temi trattati — materie prime critiche, siderurgia, batterie, chip, automotive — completano il quadro della vulnerabilità italiana a shock geopolitici.

7.1 Siderurgia e dazio UE 50%

Il 1° agosto 2025 l’Unione Europea ha introdotto un dazio del 50% sulle importazioni di acciaio e alluminio da paesi terzi, nell’ambito della revisione delle misure di salvaguardia. L’impatto è duplice: da un lato protegge la produzione siderurgica europea (incluso l’ex-ILVA di Taranto, ora Acciaierie d’Italia), dall’altro aumenta i costi per i settori a valle (meccanica, automotive, costruzioni) che utilizzano acciaio importato.

I dati SVIMEZ mostrano che nel 2025 il settore Siderurgia ha registrato un export in calo dell’1,5% nel Mezzogiorno e in crescita del 10,6% nel Centro-Nord — un divario che riflette la diversa specializzazione: il Sud è più esposto alla produzione di base (commodity siderurgiche a maggiore concorrenza internazionale), il Nord alla trasformazione a maggiore valore aggiunto.

L’analisi settoriale di dettaglio è limitata dalla granularità SITC 1-digit: la siderurgia (SITC67) è aggregata nei «Manufatti vari» (SITC6_8) e non è isolabile senza dati a 2-digit.

7.2 Materie prime critiche e accordo USA-UE

Il Regolamento europeo CRMA 2024/1252 fissa target al 2030 del 10% di estrazione, 40% di trasformazione e 25% di riciclo per le materie prime critiche. L’Italia è leader europeo nel riciclo (20,8% contro una media UE dell’11,8%) e ha candidato 7 progetti strategici nella seconda fase di selezione europea (marzo 2025), concentrati su litio e nichel. Il PNRR destina 50 milioni alla Missione 7, Investimento 8 per le materie prime critiche.

L’accordo bilaterale USA-UE del 2025 sulle materie prime critiche — distinto dalla questione dazi — crea un quadro di cooperazione per diversificare le fonti di approvvigionamento e ridurre la dipendenza dalla Cina, che controlla circa il 60% della produzione mondiale di terre rare e il 40% della raffinazione del litio.

8 Conclusioni

L’analisi conferma la piena coerenza tra le fonti SVIMEZ, ISTAT ed Eurostat. Le discrepanze residue sono interamente spiegate da fattori tecnici: l’assenza di Trento e Bolzano dall’API SDMX (compensata dai comunicati stampa ISTAT), la mancata copertura di Matera nel dataflow Coeweb (la Basilicata è rappresentata dalla sola provincia di Potenza), e l’esclusione dei prodotti energetici nel dato netto SVIMEZ per il Centro-Nord.

Tre vulnerabilità emergono dall’analisi integrata:

  1. Concentrazione farmaceutica: il 75% della crescita export 2025 è attribuibile a un solo settore, geograficamente concentrato nel Centro-Nord. Il Mezzogiorno è strutturalmente escluso da questa dinamica, e «al netto della farmaceutica» la sua performance è peggiore di quanto appaia dal dato aggregato.

  2. Esposizione energetica: il Mezzogiorno è più vulnerabile a shock sui prezzi dell’energia, per la maggiore quota di export in settori estrattivi e per la presenza di poli industriali energivori (raffinerie, siderurgia) la cui competitività dipende dal costo dell’input energetico. Uno shock Hormuz avrebbe un impatto proporzionalmente maggiore sulle regioni meridionali.

  3. Divario di specializzazione: il Mezzogiorno resta specializzato in settori a minore valore aggiunto e maggiore volatilità (agroalimentare, estrazione, siderurgia di base), mentre il Centro-Nord concentra i settori a maggiore crescita e contenuto tecnologico (farmaceutica, meccanica avanzata, mezzi di trasporto). Le politiche industriali delle «Filiere strategiche» (batterie, chip, materie prime critiche) potrebbero ridurre questo divario, ma i progetti sono in fase iniziale.

Le limitazioni principali di questa analisi riguardano la granularità settoriale: senza dati SITC 2-digit o CPA divisionale, non è possibile separare con precisione i 14 settori Svimez. Un’analisi più fine richiede dati con dettaglio divisionale, non compresi nella base informativa qui utilizzata.


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8.1 Referenze

[1]
SVIMEZ, «Il PuntoSVIMEZ — Luglio 2026», 2026.
[2]
[3]
ISTAT – Istituto Nazionale di Statistica, «Le esportazioni delle Regioni italiane – IV trimestre 2025», mar. 2026.
[4]
Eurostat – Statistical Office of the European Union, «COMEXT – International trade in goods by SITC». 2026.
[5]
ISTAT – Istituto Nazionale di Statistica, «Competitività dei settori produttivi – edizione 2026». 2026.
[6]
Eurostat – Statistical Office of the European Union, «Prezzi del gas naturale e dell’energia elettrica per consumatori industriali». 2026.
[7]
SVIMEZ, «Filiere strategiche — Luglio 2026», 2026.
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