Censimento permanente delle imprese 2025: le fonti di finanziamento, a confronto con BACH

Diffusione fra le imprese (Istat) e peso nei bilanci (BACH), Italia, edizioni 2022 e 2025

Imprese
Credito
Istat
BACH
Censimento
Quante imprese usano fido, prestiti, leasing, garanzie pubbliche e capitale proprio secondo il Censimento Istat 2025, e quanto pesano le stesse fonti nei bilanci delle società di capitali (BACH).
Autore/Autrice

Paolo Volterra

Data di Pubblicazione

30 ottobre 2026

Fonte: Istat, Censimento permanente delle imprese 2025: primi risultati (29 ottobre 2026) e Appendice statistica; per il confronto, l’Appendice dell’edizione 2022 e il database BACH (Italia). Le appendici xlsx si leggono dai file originali Istat, BACH si scarica a ogni esecuzione.

Che cosa contiene. La Rilevazione multiscopo chiede a un campione di circa 265mila imprese con almeno 3 addetti quali fonti di finanziamento hanno usato, perché sono ricorse al credito esterno, se hanno chiesto e ottenuto prestiti, se intendono ricapitalizzarsi. Le risposte sono riportate all’universo (stime con decimali): quante imprese usano una fonte, non quanto debito o capitale. La terza edizione ha anno di riferimento 2025; la seconda il 2022.

Perché interessa per BACH. BACH misura le stesse fonti dal lato del bilancio, in percentuale del totale attivo: debiti verso banche a breve (L21) e a medio-lungo termine (L22), debiti commerciali (L4), altri debiti finanziari, soprattutto infragruppo (L31), obbligazioni (L1), patrimonio netto (E). Le due fonti guardano lo stesso fenomeno da due lati: diffusione fra le imprese contro peso nei bilanci.

Limiti strutturali per il confronto.

Appendici lette: 2025 Appendice-statistica_Rilevazione-Multiscopo-Censimento-imprese.xlsx, 2022 Appendice-statistica-Censimprese.xlsx. Rilascio BACH: 20260914.

1. L’universo e il controllo delle tavole

Ogni tavola ha un blocco di valori assoluti e uno di percentuali. Il notebook legge i valori assoluti e ricalcola le percentuali; il confronto con quelle pubblicate controlla la lettura.

settore classe imprese 2022 imprese 2025 var. %
Industria in senso stretto Totale 188,255.0 181,807.7 -3.4
Industria in senso stretto 3-9 116,334.0 107,763.9 -7.4
Industria in senso stretto 10-19 40,188.0 39,822.8 -0.9
Industria in senso stretto 20-49 20,325.0 21,715.0 6.8
Industria in senso stretto 50-99 6,349.0 6,950.0 9.5
Industria in senso stretto 100-249 3,507.0 3,857.0 10.0
Industria in senso stretto 250 e oltre 1,552.0 1,699.0 9.5
Costruzioni Totale 122,215.0 129,324.0 5.8
Costruzioni 3-9 98,277.0 100,359.0 2.1
Costruzioni 10-19 16,985.0 19,877.0 17.0
Costruzioni 20-49 5,428.0 7,089.0 30.6
Costruzioni 50-99 1,045.0 1,352.0 29.4
Costruzioni 100-249 368.0 503.0 36.7
Costruzioni 250 e oltre 112.0 144.0 28.6
Commercio Totale 247,732.0 234,376.0 -5.4
Commercio 3-9 207,403.0 192,151.0 -7.4
Commercio 10-19 27,494.0 27,894.0 1.5
Commercio 20-49 9,074.0 10,020.0 10.4
Commercio 50-99 2,164.0 2,492.0 15.2
Commercio 100-249 1,043.0 1,191.0 14.2
Commercio 250 e oltre 554.0 628.0 13.4
Altri servizi Totale 449,602.2 459,810.1 2.3
Altri servizi 3-9 372,092.0 365,218.9 -1.8
Altri servizi 10-19 50,144.2 60,238.2 20.1
Altri servizi 20-49 17,786.0 23,129.0 30.0
Altri servizi 50-99 5,044.0 6,071.0 20.4
Altri servizi 100-249 2,942.0 3,339.0 13.5
Altri servizi 250 e oltre 1,594.0 1,814.0 13.8
Totale Totale 1,007,804.2 1,005,317.8 -0.2
Totale 3-9 794,106.0 765,492.8 -3.6
Totale 10-19 134,811.2 147,832.0 9.7
Totale 20-49 52,613.0 61,953.0 17.8
Totale 50-99 14,602.0 16,865.0 15.5
Totale 100-249 7,860.0 8,890.0 13.1
Totale 250 e oltre 3,812.0 4,285.0 12.4

In parole semplici: l’universo della Rilevazione passa da 1.007.804 a 1.005.318 imprese con almeno 3 addetti. Calano le microimprese (3-9 addetti) e crescono tutte le altre classi: lo stesso spostamento verso imprese più grandi che il comunicato documenta con il registro ASIA.

Commento. La tabella conta le imprese dell’universo della Rilevazione: imprese attive con almeno 3 addetti nell’industria e nei servizi, esclusa la finanza. I valori hanno decimali perché sono stime campionarie riportate all’universo, non un conteggio. Le grandezze strutturali dell’edizione 2025 si riferiscono al 2024 (registro statistico delle imprese attive), quelle dell’edizione 2022 al 2021; le risposte al questionario riguardano invece l’anno della rilevazione.

Fra le due edizioni il totale resta quasi fermo (−0,2%), ma la composizione cambia. Le microimprese da 3 a 9 addetti scendono del 3,6%, le classi da 10 addetti in su crescono fra il 9,7% e il 17,8%. I macrosettori si muovono in direzioni diverse: commercio (−5,4%) e industria in senso stretto (−3,4%) perdono imprese, costruzioni (+5,8%) e altri servizi (+2,3%) ne guadagnano.

Questa tabella è il denominatore di tutto il notebook. Un cambiamento di composizione pesa sulle quote aggregate: se crescono le classi più grandi, che usano più spesso il credito bancario, la quota totale può salire anche senza che una singola classe cambi comportamento. La sezione 3 controlla questo effetto classe per classe.

In parole semplici: in ogni macrosettore le barre arancioni (calo) stanno in alto, fra le microimprese, e quelle blu (crescita) nelle classi più grandi. Le costruzioni sono l’unico macrosettore in cui crescono anche le microimprese (2,1%).

Commento. Il grafico mostra la variazione 2022-2025 classe per classe. In tre macrosettori su quattro le microimprese calano: −7,4% nell’industria in senso stretto e nel commercio, −1,8% negli altri servizi. Le costruzioni sono l’eccezione: crescono anche le microimprese (+2,1%) e le classi da 20 addetti in su aumentano fra il 28,6 e il 36,7%. Negli altri servizi la crescita più forte è fra 20 e 49 addetti (+30,0%).

Le barre non dicono quanto pesa ciascuna classe. Le microimprese sono il 76,1% delle imprese nel 2025: il loro calo del 3,6% vale circa 28.600 imprese, più dell’aumento di tutte le altre classi messe insieme (circa 26.100). Per questo il totale scende leggermente anche se quasi tutte le barre sono blu.

anno tavola contenuto scarto massimo (punti %)
2022 39 fonti di finanziamento 0.000000
2022 40 fonti di finanziamento, divisioni 0.000000
2022 41 motivi del finanziamento esterno 0.000000
2022 43 prestiti richiesti e ottenuti 0.000000
2025 39 fonti di finanziamento 0.000000
2025 40 fonti di finanziamento, divisioni 0.000000
2025 41 motivi del finanziamento esterno 0.000000
2025 43 prestiti richiesti e ottenuti 0.000000
2025 45 ricapitalizzazione 0.000000
2025 47 motivi della mancata ricapitalizzazione 0.000000

In parole semplici: le percentuali ricalcolate dai valori assoluti coincidono con quelle pubblicate da Istat: la lettura delle tavole è corretta.

Commento. La tabella controlla la lettura delle tavole. Per ogni tavola usata si ricalcolano le percentuali dai valori assoluti e si confrontano con quelle pubblicate da Istat nello stesso foglio; lo scarto massimo è zero in tutte. Ogni tavola usa il suo denominatore: l’universo per le fonti di finanziamento, le imprese che ricorrono a finanziamenti esterni per i motivi, le imprese che hanno chiesto un prestito per l’esito, le società di capitali per la ricapitalizzazione.

Il controllo dice che i numeri del notebook sono quelli di Istat; non dice nulla sulla precisione delle stime. L’appendice non pubblica gli errori campionari cella per cella, quindi le differenze di pochi decimi di punto fra due anni o due classi piccole vanno lette con cautela. Due voci hanno cambiato nome fra le edizioni. «Finanziamenti pubblici» (2022) e «Finanziamenti pubblici nazionali» (2025) sono trattate come la stessa voce, come fa Istat nel comunicato; i motivi «responsabilità sociale ed ambientale» (2022) e «sostenibilità ambientale» (2025) restano separati.

2. Fonti di finanziamento: 2022 e 2025

Quota di imprese che dichiara di aver usato ciascuna fonte fra le principali (risposta multipla).

fonte % 2022 % 2025 diff. punti
Autofinanziamento 80.29 81.40 1.12
Credito bancario a medio o lungo termine (12 mesi e oltre) 28.15 27.92 -0.23
Credito bancario a breve termine (meno di 12 mesi) 11.53 14.19 2.67
Leasing o factoring 9.12 11.71 2.59
Credito commerciale 5.52 6.93 1.42
Equity (mezzi propri) 2.73 4.42 1.69
Incentivi e/o agevolazioni pubbliche 3.55 3.37 -0.17
Altre fonti di finanziamento esterno 2.51 2.97 0.47
Contributi e/o fondi UE 2.46 2.55 0.08
Finanziamenti pubblici nazionali 2.02 1.71 -0.32
Prestiti intra-gruppo 0.75 0.85 0.09
Cambiali finanziarie 0.18 0.17 -0.01
Venture capital e/o private equity 0.08 0.14 0.06
Prestiti su titoli 0.13 0.11 -0.02
Equity derivante da aumento di capitale in IPO (Initial Public Offering) 0.06 0.10 0.05
Project finance 0.04 0.05 0.01
Crowd-funding 0.03 0.03 0.01
Minibond 0.04 0.03 -0.01

In parole semplici: l’autofinanziamento resta la fonte di gran lunga più diffusa (81,4%). Fra le fonti esterne crescono il credito bancario a breve (11,5 → 14,2%), leasing e factoring e il credito commerciale; il credito a medio-lungo termine è fermo. L’equity passa da 2,7 a 4,4%.

Commento. La domanda chiede le principali fonti di finanziamento usate nell’anno, con risposta multipla: le quote non sommano a 100. L’ordine delle prime due fonti non cambia. L’autofinanziamento resta di gran lunga la più diffusa (dall’80,3 all’81,4%), il credito bancario a medio-lungo termine la seconda (dal 28,2 al 27,9%).

I movimenti più ampi sono fra le fonti esterne a breve. Il credito bancario a breve guadagna 2,7 punti (dall’11,5 al 14,2%), leasing e factoring 2,6 punti (dal 9,1 all’11,7%), il credito commerciale 1,4 punti (dal 5,5 al 6,9%). L’equity da mezzi propri passa dal 2,7 al 4,4%.

Il sostegno pubblico è stabile o in lieve calo: incentivi e agevolazioni dal 3,5 al 3,4%, finanziamenti pubblici nazionali dal 2,0 all’1,7%, contributi e fondi UE intorno al 2,5%. Gli strumenti di mercato restano marginali: venture capital, quotazione, project finance, crowdfunding e minibond stanno ciascuno sotto lo 0,2% delle imprese.

Nel comunicato Istat legge questi movimenti alla luce della discesa dei tassi della BCE nel 2025, dopo i rialzi del 2022: è l’interpretazione della fonte, non un risultato di questa tabella.

In parole semplici: 11 fonti superano lo 0,5% delle imprese nel 2025. L’autofinanziamento ha una scala a parte; fra le altre il credito bancario a medio-lungo termine resta la seconda fonte, ma il passo avanti più lungo è del credito a breve e di leasing e factoring.

Commento. Il grafico riporta le fonti usate da almeno lo 0,5% delle imprese nel 2025. L’autofinanziamento sta in un pannello a parte perché la sua scala, intorno all’80%, schiaccerebbe tutte le altre. Il punto grigio è il 2022, quello colorato il 2025: blu se la quota sale, arancione se scende.

I segmenti più lunghi sono quelli del credito bancario a breve e di leasing e factoring. Le tre voci arancioni (credito bancario a medio-lungo termine, incentivi pubblici, finanziamenti pubblici nazionali) si muovono di pochi decimi di punto: a questa distanza la differenza fra salire e scendere è più piccola dell’incertezza di una stima campionaria.

In parole semplici: salgono in tutti i macrosettori: banca, breve, credito commerciale, leasing o factoring, equity, intra-gruppo. Il credito bancario a medio-lungo termine varia fra -0,8 e 0,4 punti.

Commento. Lo stesso confronto per macrosettore mostra che i movimenti non vengono da un solo settore. Il credito bancario a breve sale ovunque: industria in senso stretto dal 17,3 al 20,1%, commercio dal 13,0 al 16,5%, costruzioni dal 13,0 al 15,6%, altri servizi dal 7,9 al 10,3%. Il credito commerciale sale in tutti e quattro (nel commercio dal 7,9 al 10,5%), e così leasing e factoring, equity e prestiti infragruppo.

Il credito a medio-lungo termine è quasi fermo: cala di pochi decimi in industria, costruzioni e commercio e cresce di 0,3 punti negli altri servizi. L’industria in senso stretto resta il macrosettore più legato al credito bancario, gli altri servizi il meno legato; le costruzioni raddoppiano la quota di imprese che usa l’equity (dal 2,1 al 4,3%). I prestiti infragruppo restano sotto l’1,5% ovunque, perché riguardano soprattutto le imprese che appartengono a un gruppo.

3. Per classe di addetti

Le stesse quote per classe di addetti, totale dei settori.

classe di addetti Banca, breve Banca, medio-lungo Credito commerciale Leasing o factoring Equity Intra-gruppo
3-9 +2.5 -0.6 +1.3 +2.2 +1.6 +0.1
10-19 +2.2 -0.1 +1.4 +2.3 +2.0 -0.0
20-49 +1.7 -1.9 +1.3 +2.8 +1.6 -0.2
50-99 +2.1 -1.7 +1.5 +3.4 +1.8 -0.1
100-249 +1.3 -1.5 +1.1 +3.4 +1.6 -0.3
250 e oltre +0.9 +1.3 +0.0 +4.9 -1.0 -0.5

In parole semplici: nel grafico, i livelli 2025: usa il credito bancario a breve il 31,5% delle imprese con 250 addetti e oltre, contro 11,9% delle microimprese. Nella tabella, la variazione 2022-2025 in punti: il credito a breve cresce di più fra le microimprese (2,5) che fra le grandi (0,9); leasing e factoring al contrario (2,2 contro 4,9).

Commento. Per classe di addetti la diffusione delle fonti esterne cresce con la dimensione. Nel 2025 usa il credito bancario a breve l’11,9% delle microimprese e il 31,5% delle imprese con 250 addetti e oltre; i prestiti infragruppo vanno dallo 0,4 al 15,4%. Il credito a medio-lungo termine fa eccezione: tocca il massimo fra 50 e 99 addetti (43,0%) e scende fra le imprese più grandi (40,6%).

La tabella sotto il grafico risponde alla domanda lasciata aperta nella sezione 1. L’aumento del credito a breve c’è in ogni classe, da +0,9 punti fra le grandi a +2,5 fra le microimprese: non è solo un effetto della composizione. Leasing e factoring crescono invece di più fra le grandi (+4,9 punti contro +2,2). Le imprese con 250 addetti e oltre sono l’unica classe in cui l’equity cala (−1,0 punti) e il credito a medio-lungo termine sale (+1,3).

4. Perché le imprese ricorrono al finanziamento esterno

Quota sulle imprese che hanno fatto ricorso a finanziamenti esterni (risposta multipla).

motivo % 2022 % 2025 diff. punti
Esigenze di liquidità e/o capitale liquido 43.1 39.0 -4.1
Attività ordinaria (es: personale, spese correnti, ecc.) 37.5 37.0 -0.5
Investimenti per l’ampliamento della capacità produttiva 29.8 33.2 3.3
Altro motivo 20.3 22.5 2.2
Investimenti in nuove tecnologie di tipo digitale 8.9 7.5 -1.4
Investimenti per implementare misure finalizzate alla sostenibilità ambientale nan 3.8 nan
Investimenti in nuove tecnologie di tipo non digitale (es: tecnologie green) 2.4 2.8 0.4
Internazionalizzazione 1.3 1.4 0.1
Partecipazione (anche azionaria) in altre imprese 0.6 0.8 0.3
Investimenti per implementare misure finalizzate alla responsabilità sociale ed ambientale 1.3 nan nan

In parole semplici: ricorrono a finanziamenti esterni 459.615 imprese nel 2025 (45,7% dell’universo; 44,1% nel 2022). Il bisogno di liquidità resta il primo motivo ma scende; sale l’ampliamento della capacità produttiva.

Commento. Qui il denominatore cambia: sono le imprese che hanno fatto ricorso a finanziamenti esterni, 459.615 nel 2025, cioè il 45,7% dell’universo (44,1% nel 2022). Anche questa domanda ammette più risposte.

I tre motivi principali restano gli stessi. Le esigenze di liquidità scendono dal 43,1 al 39,0%, l’attività ordinaria (personale, spese correnti) è stabile intorno al 37%, l’ampliamento della capacità produttiva sale dal 29,8 al 33,2%. Fra gli investimenti specifici, le nuove tecnologie digitali scendono dall’8,9 al 7,5%, quelle non digitali salgono dal 2,4 al 2,8%.

Il quadro è di un credito esterno meno legato al bisogno di cassa e un po’ più agli investimenti in capacità. Nel comunicato Istat aggiunge che le imprese piccole ricorrono al credito esterno soprattutto per l’attività corrente, quelle grandi per investire. La voce sulla sostenibilità ambientale (2025) e quella sulla responsabilità sociale e ambientale (2022) sono domande diverse e non si confrontano.

In parole semplici: i tre motivi principali restano liquidità, attività ordinaria e ampliamento della capacità produttiva; fra il 2022 e il 2025 i primi due perdono terreno e il terzo ne guadagna. Le misure di sostenibilità ambientale (2025) e di responsabilità sociale e ambientale (2022) sono domande diverse: un solo punto ciascuna.

Commento. Il grafico ordina i motivi per la quota del 2025. Le due voci arancioni in alto (liquidità e attività ordinaria) indicano un ricorso al credito meno legato alla gestione corrente; il segmento blu dell’ampliamento della capacità produttiva è il movimento opposto. Le voci in fondo riguardano pochi punti percentuali: internazionalizzazione e partecipazioni in altre imprese restano sotto il 2% di chi ricorre al credito esterno.

5. Prestiti richiesti e ottenuti

Quota di imprese che ha chiesto un prestito a banche o altri intermediari e, fra queste, esito della richiesta. Nel 2022 la tavola riportava anche se il prestito era assistito da garanzia pubblica; nell’edizione 2025 quella domanda non c’è più.

anno richiesto prestito % imprese Sì, per l’ammontare richiesto % richiedenti Sì, ma per ammontare inferiore % richiedenti Esito non ancora noto % richiedenti No % richiedenti
2022 24.0 84.4 9.5 2.6 3.5
2025 23.8 85.6 8.2 3.9 2.4

In parole semplici: la quota di imprese che chiede un prestito passa da 24,0 a 23,8%. Fra chi lo chiede, nel 2025 lo ottiene per l’intero importo l’85,6%; i rifiuti sono 2,4% (3,5% nel 2022).

Commento. La quota di imprese che ha chiesto un prestito a banche o altri intermediari è stabile: 24,0% nel 2022, 23,8% nel 2025. Fra chi l’ha chiesto, la quota che lo ottiene per l’intero importo sale dall’84,4 all’85,6%, quella che lo ottiene per un importo inferiore scende dal 9,5 all’8,2%, i rifiuti scendono dal 3,5 al 2,4%.

Due cautele. L’esito non ancora noto sale dal 2,6 al 3,9%: una parte delle richieste del 2025 era ancora in istruttoria e il suo esito finale non è nella tavola. La base delle percentuali sull’esito sono le imprese che hanno chiesto un prestito, come nella figura 25 del comunicato; nel testo del comunicato il 2,4% di rifiuti è riferito invece alle imprese con almeno 3 addetti. Sul totale delle imprese i rifiuti sarebbero circa lo 0,6%.

Secondo Istat, tre imprese su quattro non hanno chiesto prestiti e l’80,3% di queste non ne aveva bisogno (77% nel 2022).

In parole semplici: ogni barra è il 100% delle imprese che hanno chiesto un prestito. La parte scura (prestito concesso per intero) copre quasi tutta la barra in entrambi gli anni; la parte arancione (rifiutato) è sottile e si assottiglia nel 2025.

Commento. Ogni barra è il 100% delle imprese che hanno chiesto un prestito. La parte scura, il prestito concesso per intero, occupa più dell’84% in entrambi gli anni. La differenza fra le due barre sta nelle code: si accorcia la parte concessa per un importo inferiore, si allunga quella con esito non ancora noto, si assottiglia quella dei rifiuti.

classe di addetti Sì, completamente Sì, parzialmente No con garanzia (totale o parziale)
3-9 19.4 27.3 53.2 46.8
10-19 14.5 37.4 48.1 51.9
20-49 14.1 41.6 44.3 55.7
50-99 12.1 42.7 45.2 54.8
100-249 9.8 39.4 50.8 49.2
250 e oltre 7.3 26.5 66.2 33.8
Totale 17.6 31.1 51.3 48.7

In parole semplici: solo edizione 2022. Fra le imprese che hanno chiesto un prestito, il 48,7% lo ha avuto assistito in tutto o in parte da garanzia pubblica; la quota più alta è fra 20-49 addetti (55,7%), la più bassa fra 250 e oltre addetti (33,8%). È il dato che si collega al Fondo di garanzia per le PMI; l’edizione 2025 non permette di aggiornarlo.

Commento. Solo l’edizione 2022 chiedeva se il prestito era assistito da una garanzia pubblica. Fra le imprese con almeno 3 addetti che avevano chiesto un prestito, il 48,7% aveva una garanzia pubblica: completa per il 17,6%, parziale per il 31,1%. Le tre colonne sommano al 100% delle imprese che hanno chiesto un prestito, comprese quelle che non l’hanno ottenuto.

La forma della garanzia cambia con la dimensione. La garanzia completa è più frequente fra le microimprese (19,4%) e scende fino al 7,3% fra le imprese con 250 addetti e oltre. La garanzia parziale prevale fra 10 e 249 addetti, con un massimo del 42,7% fra 50 e 99. Nel complesso la quota garantita più alta è fra 20 e 49 addetti (55,7%), la più bassa fra le imprese più grandi (33,8%).

È il dato della Rilevazione che si collega al Fondo di garanzia per le PMI. L’edizione 2025 non ripete la domanda: non si può dire da questa fonte se la quota di prestiti garantiti sia cresciuta o calata.

In parole semplici: la garanzia completa (blu scuro) pesa di più fra le microimprese, quella parziale (azzurro) fra le imprese da 10 a 249 addetti; fra le imprese con 250 addetti e oltre entrambe sono più rare.

Commento. Il grafico separa la garanzia completa (blu) da quella parziale (azzurro). La lunghezza totale della barra disegna una curva: sale dalle microimprese fino alla classe 20-49 e poi scende, con un calo netto fra le imprese con 250 addetti e oltre. Il blu invece si accorcia con continuità al crescere della dimensione: più l’impresa è piccola, più spesso la garanzia copre tutto il prestito.

6. Ricapitalizzazione (solo 2025)

Le tavole 45-48 sono nuove nell’edizione 2025 e riguardano le sole società di capitali.

classe di addetti attuato % società Sì, con l’apporto di capitale privato di fondi di private equity o IPOs Sì, con l’apporto di capitale dei soci Sì, con l’apporto di capitale privato di nuovi soci Sì, con il sostegno di incentivi pubblici o contributi No
3-9 9.1 0.5 5.2 1.0 2.4 90.9
10-19 10.8 0.8 5.9 0.9 3.1 89.2
20-49 10.6 0.8 5.8 1.1 2.9 89.4
50-99 11.5 1.2 6.3 1.3 2.6 88.5
100-249 10.1 1.3 6.1 1.1 1.6 89.9
250 e oltre 11.1 1.7 6.8 1.4 1.2 88.9
Totale 9.7 0.6 5.5 1.0 2.6 90.3

In parole semplici: il 9,7% delle società di capitali prevede una ricapitalizzazione; il canale principale è il capitale dei soci (5,5 punti, poco più della metà), poi gli incentivi pubblici. Private equity e quotazione restano marginali anche fra le società con 250 addetti e oltre (1,7%).

Commento. Le tavole sulla ricapitalizzazione sono nuove nell’edizione 2025 e riguardano solo le società di capitali con almeno 3 addetti, circa 482mila. Il 9,7%, quasi 47mila società, ha attuato o prevede una ricapitalizzazione.

Il canale prevalente è il capitale dei soci (5,5% delle società), seguito dagli incentivi pubblici o contributi (2,6%), dai nuovi soci (1,0%) e dai fondi di private equity o dalla quotazione (0,6%). La quota che si ricapitalizza varia poco con la dimensione, dal 9,1% delle microimprese all’11,5% della classe 50-99. Cambia invece il canale: il capitale dei soci sale dal 5,2 al 6,8% andando dalle micro alle grandi, private equity e quotazione dallo 0,5 all’1,7%, mentre gli incentivi pubblici toccano il massimo fra 10 e 19 addetti (3,1%) e scendono all’1,2% fra le grandi.

Nel comunicato Istat segnala una propensione più alta nel Mezzogiorno (12,0%).

In parole semplici: la barra intera è la quota di società che prevede una ricapitalizzazione: circa una su dieci in ogni classe. Il blu scuro (capitale dei soci) è sempre la parte più lunga; l’arancione (private equity o quotazione) si allunga con la dimensione ma resta sotto il 2%.

Commento. La barra intera è la quota di società che prevede una ricapitalizzazione, quasi la stessa in ogni classe: circa una su dieci. La parte blu scura, il capitale dei soci, è sempre la più lunga. La parte arancione, private equity o quotazione, si allunga con la dimensione ma resta sotto il 2% anche fra le società con 250 addetti e oltre. L’azzurro degli incentivi pubblici si accorcia nelle classi più grandi: le imprese che ne fanno il canale prevalente sono soprattutto piccole.

classe di addetti Mantenere inalterato l’assetto proprietario Impossibilità da parte dei soci a conferire nuovi capitali Difficoltà di accesso a capitale esterno (pubblico o privato) Mancanza di adeguati incentivi Non erano previsti piani di espansione o investimento di dimensione rilevante Altro motivo
3-9 48.2 7.8 2.2 4.3 33.1 20.1
10-19 52.6 6.3 1.4 2.9 28.8 21.0
20-49 53.5 4.7 1.1 2.0 26.9 23.3
50-99 53.7 3.2 0.9 1.3 24.4 26.3
100-249 51.7 2.3 0.6 1.0 22.7 30.6
250 e oltre 47.4 1.2 0.5 0.6 19.8 39.4
Totale 50.0 6.9 1.8 3.5 30.9 21.2

In parole semplici: chi non si ricapitalizza lo fa soprattutto per scelta (non cambiare l’assetto proprietario, nessun piano di investimento rilevante), meno per vincoli (soci senza capitali, accesso difficile al capitale esterno).

Commento. La tabella riguarda le società di capitali che non prevedono una ricapitalizzazione, circa 435mila, con risposta multipla. La metà indica la volontà di mantenere invariato l’assetto proprietario (50,0%), quasi una su tre l’assenza di piani di espansione o investimento rilevanti (30,9%). I vincoli pesano poco: soci senza capitali da conferire 6,9%, incentivi inadeguati 3,5%, accesso difficile al capitale esterno 1,8%.

Con la dimensione i vincoli si riducono. L’impossibilità dei soci di conferire capitale passa dal 7,8% delle microimprese all’1,2% delle grandi; anche la mancanza di piani di investimento scende, dal 33,1 al 19,8%. L’assetto proprietario resta intorno alla metà in tutte le classi, fra il 47,4 e il 53,7%. Cresce invece con la dimensione l’«altro motivo», dal 20,1 al 39,4%: fra le società più grandi quattro su dieci indicano un motivo che il questionario non prevede.

In parole semplici: le due barre blu (scelte) sommano 80,9 punti, le tre azzurre (vincoli) 12,2; la risposta è multipla, quindi le somme possono superare 100.

Commento. Il grafico separa le scelte (blu) dai vincoli (azzurro); l’«altro motivo» è in grigio perché non si sa a quale gruppo appartenga. Le due scelte sommano 80,9 punti, i tre vincoli 12,2. Poiché la risposta è multipla, le due somme non dicono quante società indicano almeno una scelta o almeno un vincolo, ma il rapporto fra le due resta netto.

7. Confronto con BACH per macrosettore

BACH Italia, società non finanziarie, campione variabile, tutte le classi: voci del passivo in % del totale attivo. I macrosettori della Rilevazione si ricompongono dalle sezioni BACH, ponderando per il totale attivo. Industria in senso stretto = B-E; Costruzioni = F; Commercio = G; Altri servizi = H, I, J, L, M (senza sedi centrali), N, R, divisioni S95 e S96. Mancano in BACH le sezioni P (istruzione) e Q (sanità), presenti nella Rilevazione.

Totale ricomposto contro Zc (totale BACH), debiti bancari a breve 2024: 6,28% contro 6,27%.

voce macrosettore Istat % imprese 2022 Istat 2025 BACH % attivo 2022 BACH 2024 stessa direzione
Banca, breve Industria in senso stretto 17.3 20.1 5.3 4.8 no
Banca, breve Costruzioni 13.0 15.6 4.7 4.2 no
Banca, breve Commercio 13.0 16.5 6.2 5.9 no
Banca, breve Altri servizi 7.9 10.3 11.8 9.6 no
Banca, breve Totale 11.5 14.2 7.2 6.3 no
Banca, medio-lungo Industria in senso stretto 35.7 35.0 7.1 6.1 sì
Banca, medio-lungo Costruzioni 30.9 30.4 8.0 7.1 sì
Banca, medio-lungo Commercio 30.2 29.9 5.9 4.9 sì
Banca, medio-lungo Altri servizi 23.1 23.4 6.3 5.5 no
Banca, medio-lungo Totale 28.1 27.9 6.8 5.8 sì
Credito commerciale Industria in senso stretto 8.6 9.8 18.8 16.9 no
Credito commerciale Costruzioni 4.6 6.7 20.1 20.7 sì
Credito commerciale Commercio 7.9 10.5 26.2 25.9 no
Credito commerciale Altri servizi 3.1 4.1 12.2 11.3 no
Credito commerciale Totale 5.5 6.9 18.4 17.1 no
Equity Industria in senso stretto 2.7 4.7 39.5 42.2 sì
Equity Costruzioni 2.1 4.3 27.4 30.4 sì
Equity Commercio 2.7 3.8 35.2 37.4 sì
Equity Altri servizi 2.9 4.7 31.1 33.5 sì
Equity Totale 2.7 4.4 35.6 38.1 sì
Intra-gruppo Industria in senso stretto 1.1 1.4 11.2 10.4 no
Intra-gruppo Costruzioni 0.3 0.4 8.9 8.5 no
Intra-gruppo Commercio 0.6 0.7 7.7 7.8 sì
Intra-gruppo Altri servizi 0.8 0.8 15.5 17.1 sì
Intra-gruppo Totale 0.8 0.8 11.6 11.7 sì

In parole semplici: in 13 casi su 25 le due fonti si muovono nella stessa direzione; per voce: banca, breve 0 su 5; banca, medio-lungo 4 su 5; credito commerciale 1 su 5; equity 5 su 5; intra-gruppo 3 su 5. L’equity concorda ovunque. Il credito bancario a breve diverge ovunque: più imprese lo usano, ma pesa meno nei bilanci BACH.

Per capire se la divergenza dipende dal peso delle grandi imprese nella media ponderata, la distribuzione BACH del debito bancario a breve (totale Zc). La mediana è 0,00%: più di metà delle società non ha debiti bancari a breve, quindi la mediana non è informativa. Il terzo quartile passa da 0,91% (2022) a 0,81% (2024), la media ponderata da 7,13 a 6,27%. Scende anche il terzo quartile: la divergenza non viene solo dalle grandi imprese; resta la differenza fra «usare» una fonte, anche per un importo piccolo, e il suo peso sul totale attivo.

Commento. La tabella accosta, per ogni voce e macrosettore, la quota di imprese che usa la fonte (Istat, 2022 e 2025) e il peso della voce corrispondente nel bilancio delle società non finanziarie (BACH, 2022 e 2024, in % del totale attivo). Il raccordo fra le voci è: credito bancario a breve con i debiti verso banche entro 12 mesi (L21), a medio-lungo con quelli oltre 12 mesi (L22), credito commerciale con i debiti verso fornitori (L4), equity con il patrimonio netto (E), prestiti infragruppo con gli altri debiti finanziari (L31).

Le due fonti vanno nella stessa direzione in 13 casi su 25. L’equity concorda in tutti i macrosettori: più imprese usano i mezzi propri e il patrimonio netto pesa di più sull’attivo (dal 35,6 al 38,1% nel totale). Il credito bancario a medio-lungo concorda in quattro casi su cinque; fa eccezione negli altri servizi, dove la quota Istat sale di 0,3 punti e il peso BACH scende. Il credito commerciale concorda solo nelle costruzioni.

Il credito bancario a breve non concorda in nessun macrosettore: più imprese lo usano, ma pesa meno nei bilanci (dal 7,2 al 6,3% dell’attivo nel totale ricomposto). Il paragrafo sotto la tabella mostra che scende anche il terzo quartile BACH, quindi la divergenza non viene solo dalle imprese grandi. Una lettura compatibile, da verificare, è che più imprese usino un fido per importi piccoli rispetto all’attivo. Restano le differenze di metodo: anni diversi (BACH arriva al 2024), unità diverse (imprese contro bilanci), universi diversi (la Rilevazione comprende imprese individuali e società di persone).

anno Banca, breve Banca, medio-lungo Credito commerciale Equity Intra-gruppo
2018 6.1 6.7 18.5 34.2 11.6
2021 7.7 7.4 17.5 36.3 10.1
2024 6.3 5.8 17.1 38.1 11.7

In parole semplici: la tabella riporta le stesse serie per il 2018, 2021 e 2024. Fra il 2021 e il 2024: banca, breve 7,7 → 6,3%; banca, medio-lungo 7,4 → 5,8%; credito commerciale 17,5 → 17,1%; equity 36,3 → 38,1%; intra-gruppo 10,1 → 11,7%.

Commento. Le serie BACH coprono il 2018-2024 per il totale ricomposto delle società non finanziarie. Il debito bancario, a breve e a medio-lungo, sale dal 2019 al 2021 (nel 2021 a breve 7,7%, a medio-lungo 7,4% dell’attivo) e poi scende fino al 2024 (6,3 e 5,8%). Il patrimonio netto cresce per tutto il periodo, dal 34,2% del 2018 al 38,1% del 2024; i debiti verso fornitori calano leggermente (dal 18,5 al 17,1%); gli altri debiti finanziari, soprattutto infragruppo, tornano nel 2024 al livello del 2018 (11,7%).

Il picco del 2021 è compatibile con i prestiti garantiti del periodo pandemico, ma è un’ipotesi: il notebook non scompone il debito per tipo di prestito. Il 2022, anno della seconda edizione della Rilevazione, cade già nella fase di discesa.

8. Confronto con BACH per divisione

Per ogni divisione Ateco presente in entrambe le fonti: quota di imprese che usa la fonte (Istat 2025) contro peso della voce nel bilancio (BACH 2024), come media ponderata e come terzo quartile. La mediana BACH non serve: per i debiti bancari è zero nella grande maggioranza delle divisioni (più di metà delle società non ne ha). Se le due fonti descrivono lo stesso fenomeno, le divisioni in cui più imprese usano il credito bancario dovrebbero essere anche quelle con più debito bancario in bilancio.

voce statistica BACH divisioni Spearman
Banca, breve media ponderata 71 0.46
Banca, breve terzo quartile 71 0.81
Banca, medio-lungo media ponderata 71 0.32
Banca, medio-lungo terzo quartile 71 0.77
Credito commerciale media ponderata 71 0.45
Credito commerciale terzo quartile 71 0.61
Equity media ponderata 71 0.06
Equity terzo quartile 71 0.28
Intra-gruppo media ponderata 71 0.36
Intra-gruppo terzo quartile 71 0.47

In parole semplici: 71 divisioni in comune. Un indice di Spearman vicino a 1 vuol dire che l’ordine delle divisioni è lo stesso nelle due fonti, vicino a 0 che non c’è relazione. Il legame più forte è per banca, breve (terzo quartile, 0,81); per l’equity è debole (0,28 al massimo): usare l’aumento di capitale come fonte nell’anno non dice quanto patrimonio netto ha già l’impresa. Divisioni con mediana BACH pari a zero: banca, breve 64; banca, medio-lungo 68; credito commerciale 20; equity 0; intra-gruppo 69.

Commento. Il confronto per divisione Ateco guarda la sezione trasversale: in quali settori una fonte è più diffusa e in quali pesa di più nei bilanci. L’indice di Spearman misura quanto le due fonti ordinano le 71 divisioni comuni nello stesso modo.

Con il terzo quartile BACH il legame è forte per il credito bancario a breve (0,81) e a medio-lungo (0,77), buono per il credito commerciale (0,61), più debole per l’intra-gruppo (0,47) e per l’equity (0,28). Con la media ponderata i valori sono più bassi, perché la media riflette le poche società grandi di ogni divisione mentre la Rilevazione conta le imprese. La mediana non si usa: per i debiti bancari è zero nella grande maggioranza delle divisioni.

Il risultato completa quello della sezione 7. Le due fonti concordano su dove si usa il credito bancario, non su come cambia nel tempo. Per l’equity il legame debole ha una spiegazione semplice: la Rilevazione chiede se l’impresa ha usato i mezzi propri come fonte nell’anno, BACH misura il patrimonio netto accumulato.

In parole semplici: ogni punto è una divisione. Se la nuvola sale verso destra, le divisioni in cui più imprese usano il credito bancario sono anche quelle in cui le società più indebitate con le banche (terzo quartile) hanno più debito bancario in bilancio.

Commento. Ogni punto è una divisione Ateco. Le nuvole salgono verso destra: le divisioni in cui più imprese usano il credito bancario sono quelle in cui le società più indebitate con le banche hanno più debito in bilancio. Le divisioni manifatturiere ad alta intensità di capitale, come la metallurgia (C24) per il breve e le bevande (C11) per il medio-lungo, stanno in alto a destra.

Alcuni punti estremi dipendono da divisioni con pochissime imprese. L’industria del tabacco (C12) ha 6 imprese nella Rilevazione e un terzo di esse usa il credito a breve; l’estrazione di petrolio e gas (B06) ne ha circa 7, nessuna con credito a breve. Su numeri così piccoli una sola risposta sposta la quota di molti punti: il legame si legge sull’insieme, non sui singoli punti.

Istat, Censimento permanente delle imprese - Rilevazione multiscopo, Appendice statistica (edizioni 2022 e 2025). — BACH database: ECCBSO, Oesterreichische Nationalbank, National Bank of Belgium, Deutsche Bundesbank, Banco de España, Banque de France, Hrvatska Narodna Banka, Magyar Nemzeti Bank, Centrale dei Bilanci - Cerved srl / Banca d’Italia, Statec Luxembourg, Narodowy Bank Polski (calculations of Narodowy Bank Polski on the basis of the data from the Statistics Poland), Banco de Portugal, National Bank of Slovakia (calculations based on data from the Ministry of Finance). Rilascio BACH 20260914.

9. Limiti

  • Le quote della Rilevazione sono stime campionarie riportate all’universo; Istat non pubblica in appendice gli errori campionari per cella.

  • La domanda sulle fonti di finanziamento chiede le fonti «principali», non tutte quelle in essere: una fonte usata poco può non essere dichiarata.

  • Il confronto per divisione accosta 2025 (Rilevazione) e 2024 (BACH), e popolazioni diverse (tutte le imprese con almeno 3 addetti contro le società di capitali).

  • La domanda sulla garanzia pubblica dei prestiti, presente nel 2022, manca nel 2025: non si può dire dalla Rilevazione se le garanzie siano cresciute o calate.


Nota metodologica

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